Quando abbiamo cominciato a pensare al sito della nostra palestra di scherma abbiamo cercato di pensare a tutto quello che poteva riguardare il nostro mondo… Gare, risultati delle gare, allenamenti, notizie sulla palestra, sponsor… nel corso dei mesi però il sito è diventato non solo il posto dove raccogliere e raccontare quello che accade in palestra ma anche e soprattutto punto di incontro di chi la palestra la fa crescere, ovvero gli atleti. Così piano piano è nata l’idea del blog, poi uno spazio per gli atleti, poi uno spazio dove parlare di scherma e di problematiche legate alle gare, passando per le citazioni e la musica, fino ad arrivare alla… mitologia…
Ecco mai avrei pensato di postare qualcosa sulla mitologia… Invece anche questo tabù è stato sfatato. Prendendo spunto da Ludovica, che inconsapevolemtnte ha dato il là a tutto questo e cogliendo la palla al balzo offerta da Giovanni e Mabi, eccovi il mito di Antigone e della tragedia che Sofocle ha reso celebre. Il tutto è stato preso da Wikipedia.
Antigone è un personaggio della mitologia greca, figlia di Edipo e della madre di questo, Giocasta. Antigone era sorella di Ismene, Eteocle e di Polinice.
La storia di Antigone inizia laddove termina la tragedia di Sofocle Edipo re, ovvero quando Edipo affida le figlie allo zio Creonte e va in esilio. Quando Edipo si rese conto del misfatto che aveva compiuto e cioè di avere ucciso il padre e avere sposato la madre, Giocasta, si accecò e, scacciato da Tebe, peregrinò per tutta l’Attica. Quando giunse presso il bosco sacro alle Eumenidi, nel quale era vietato l’ingresso ai profani, egli decise di entrarvi e perciò le Eumenidi stesse, irate, fecero strazio del suo corpo. Antigone a questo punto decise di ritornare a Tebe, ove era appena iniziata la guerra dei Sette contro la città, causata da discordie fra i suoi fratelli che vicendevolmente si erano uccisi. Quando vi giunse Creonte, il nuovo re di Tebe, fratello di Giocasta, emanò un bando che proibì la sepoltura di Polinice, uno dei due fratelli di Antigone, lasciando il suo corpo giacente in pasto ai cani. Antigone, disobbedendo agli ordini di Creonte, seppellì degnamente suo fratello Polinice – traditore della patria. Il re diede così ordine di murarla viva.
Tiresia, l’indovino cieco, individuò la prigione-tomba di Antigone che fu aperta dopo qualche giorno, ma la fanciulla al suo interno era già morta. Alla vista del corpo, il promesso sposo di Antigone, Emone, figlio di Creonte, si tolse la vita. In seguito, però, anche la madre di Emone decise di uccidersi, provocando così anche la morte volontaria di Creonte.
Antigone è anche il personaggio principale della tragedia Antigone di Sofocle, la quale ispirò numerose successive tragedie omonime.
Ecco la trama di Antigone di Sofocle:
Antigone rende partecipe sua sorella Ismene dell’intenzione di affrontare l’interdizione emessa dal re Creonte, anche a costo di essere lapidata dal popolo tebano, per portare a compimento i riti funebri sul corpo del fratello Polinice (ucciso dall’altro suo fratello Eteocle). Pur riconoscendo la correttezza morale del gesto, Ismene rifiuta di seguirla in questa impresa.
Quando Antigone sta per compiere quello che ritiene essere un suo dovere religioso, Creonte sviluppa, con una certa magniloquenza, davanti al coro di anziani tebani la sua filosofia politica e si propone spavaldamente alla prova del comandamento e delle leggi. Inserisce una minaccia velata indirizzata a Corifeo, sospettandolo di corruzione. Antigone, però, forte e tenace, e convinta di essere nel giusto dice «Ma per me non fu Zeus a proclamare quell’editto, né la Giustizia che dimora tra gli dèi. [...] Io seguo le leggi sacre e incrollabili degli dèi, leggi non scritte, di quelle io un giorno dovrò subire il giudizio. [...] E non credevo che i tuoi bandi fossero così potenti da sovrastare e sovvertire le leggi morali degli dèi!».
La guardia allora informa il re della violazione del suo decreto. Corifeo suggerisce a questi che la sua interdizione potrebbe essere una pessima decisione. Creonte si adira e gli impone di fare silenzio. Lo guarda, e lo accusa brutalmente di essere l’autore del misfatto, per del denaro. Il re lo minaccia di infliggergli i peggiori supplizi se non gli avesse portato rapidamente un colpevole per discolparsi.
È con il cuore carico di reticenze che egli ritorna, accompagnato da Antigone, sorpresa in flagrante delitto di recidiva. Lo scontro è immediato e totale: la giovane donna afferma l’illegittimità dell’editto regale, appellandosi alle leggi divine (e morali), non scritte ed eterne. Di fronte a questa argomentazione, Creonte cede terreno. Dopo che la giovane donna ha giustificato la sua lotta dovuta all’amore fraterno, esponendo così la sua motivazione fondamentale («io non sono fatta per vivere con il tuo odio, ma per stare con colui che amo»), egli finisce per smentire sua nipote: non è una donna che farà la legge.
Quando Ismene riappare, è per sentirsi accusata da suo zio di aver partecipato alla cerimonia funebre e per esprimere il suo desiderio di condividere la sorte di sua sorella. Questa rifiuta, giudicandola interessata (terrorizzata all’idea di ritrovarsi la sola sopravvissuta della sua famiglia). Creonte, esasperato da questo comportamento, le tratta da pazze e le fa mettere in reclusione in una caverna, là dove devono stare le donne.
Sopraggiunge il fidanzato della condannata, Emone. Il giovane principe osa dichiarare a suo padre che si trova in abuso di potere, reclamando «gli onori che si devono agli dèi», commettendo così un «errore contro la giustizia». Ai propositi sfumati e pieni di buon senso del giovane uomo sul giusto modo di governare, il re risponde con delle ingiunzioni all’obbedienza incondizionata che i figli devono ai padri, il popolo al suo capo e con l’ accusa di essere divenuto lo schiavo della sua fidanzata («Creatura disgustosa agli ordini di una donna»). Emone abbandona bruscamente i luoghi proferendo una promessa vaga che Creonte prende, a torto, per una minaccia contro la sua vita.
Tiresia sarà l’ultimo protagonista di questo triplo confronto. L’indovino è venuto a dire al re che gli dèi non approvano la sua azione e che ci saranno patimenti per la città se Antigone non verrà liberata e Polinice sepolto. Creonte insulta Tiresia e lo accusa di essersi venduto ai congiurati che minacciano il suo potere, ma, scosso dalle oscure premonizioni dell’indovino, il quale non si è finora mai sbagliato, si ravvede e decide di procedere ai funerali di suo nipote prima di andare a liberare Antigone. È purtroppo, troppo tardi: questa si è, nel frattempo, impiccata nella grotta dove era stata murata. Emone estrae la sua spada, gesto che suo padre interpreta come tentativo di ucciderlo, e ci si getta sopra.
Ritornando al palazzo, Creonte apprende, per finire, che anche sua moglie Euridice, dopo aver saputo della morte del figlio, si è appena uccisa. È annientato da questa serie di catastrofi («disastri venuti dai miei stessi piani») e non aspira che a una morte rapida («Ripulite questo luogo da un buono a nulla»). Il Corifeo ricava la morale da questo «intestardimento che uccide»: «Non bisogna disonorare la legge che gli dèi ci impongono».

Giugno 11, 2008 alle 12:06 am
In tutte queste storie sento un gradevole odore di sangue
I greci erano più secchi di me…ma non di Belfagor!
Giugno 11, 2008 alle 12:08 am
si sono molto tragici…
Giugno 11, 2008 alle 11:51 am
Uuuuuooooo!!!! Mamma mia, ho dato origine al caos!!! Ih ih ih!!!
Giugno 11, 2008 alle 11:51 am
Va beh…ho dovuto connettermi e leggere da me queste tragedie…NESSUNO me le ha volute raccontare…
Comunque viva l’allegria…è quasi peggio del mio libro sulla solitudine per l’esame di antropologia!! Almeno lì le persone sono sole ma non si uccidono ogni due per tre… =S
Giugno 11, 2008 alle 12:11 pm
Antigone, come vedi qui il caos non manca… ma è un caos “organizzato”
Giugno 11, 2008 alle 12:53 pm
perchè tra tante tragedie che ci sono avete deciso di metterci questa?Scommetto è stato il Lippi a sceglierla perchè ci gode terribilmente a vedere tutta questa gente morire!!!
Giugno 11, 2008 alle 1:03 pm
la cosa è nata dali commenti del post info marilleva
Giugno 11, 2008 alle 1:40 pm
adesso passo male…qsta fama k m s’appiccica…mah..io avevo fatto slo una battuta su Polinice…cmq è interessante..s qsta discussione sul caos nasceva prima mettevo il CSE nella mia tesina…XD
Giugno 11, 2008 alle 2:07 pm
Hai fatto una tesina sul caos?
Giugno 11, 2008 alle 2:19 pm
ahahah bello il CSE nella tesina.. XD
Comunque grazie x avere esaudito i miei desideri…
Giugno 11, 2008 alle 2:22 pm
Ma che tesina sul caos…avrà fatto una tesina sui falliti…eh, cioè…sui fallimenti caotici del pensiero umano
Giugno 11, 2008 alle 2:26 pm
come mai all’improvviso sei diventato MACELLAO?? o che sei di PRAO???
oppure lo sei da tanto e io non me ne sono accorta?? >.>
Giugno 11, 2008 alle 2:31 pm
prego Mabi, in questo caso è stato facile
Giugno 11, 2008 alle 2:33 pm
Era solo un modo per sentirmi più toscano in questo periodo di federalismo
Giugno 11, 2008 alle 2:33 pm
Avevo notato anche io… è sparita anche la torre di pisa.
Giugno 11, 2008 alle 2:36 pm
E’ vero…sai ho degli amici che non mi perdonano di essermi allenato tutto l’anno a pisa e quindi ho abbandonato l’insegna
No, in realtà non so come mai mi è sparita la torre..oh, supremo moderatore, mi saprebbe indicare la retta via per recuperarla?
Giugno 11, 2008 alle 2:47 pm
ma sei loggato su wordpress?
Giugno 11, 2008 alle 2:51 pm
Sì e nella mia pagina personale mi fa vedere anche la foto pisana…ma non capisco perché sul sito non mi appare..
Giugno 11, 2008 alle 3:02 pm
vabbé provo ad andare su wordpress.com e modificare qualcosa…se non vedrete la torre vuol dire che sono un fallito