“…………Tanti fattori incidono nella preparazione di un atleta o di una
squadra, così come è necessario considerare tanti aspetti per capire i
fenomeni che lo sport scatena. Di tutti però uno è più importante,
fondamentale, decisivo: il fattore umano. Quello che dell’essere umano
è esclusivo: la sua psiche, quel complesso insieme di ragione, di
passioni, di sentimenti, di intelligenza.
Gli allenatori, i maestri, i professori, i giornalisti e gli stessi genitori dei
bambini o ragazzi che fanno sport non devono mai perdere di vista che
coloro che giocano sono soprattutto persone, nella loro grandezza e
nelle loro debolezze…………………………..”
Julio Velasco

Giugno 29, 2008 alle 2:55 pm
La cosa che a me piace di più dello sport è che, divertendosi, giocando, conoscendo, in palestra SI CRESCE come PERSONE. Quando in un qualunque ambito della nostra vita si cresce SOLO TECNICAMENTE e non emotivamene e moralmente; quando il “fattore umano” è messo in secondo piano…allora il contesto è intriso di SUPERFICIALITA’. Quando i rapporti tra le persone sono veri, quando si vede l’altro “prima come amico e poi come compagno di palestra”, quando la massima soddisfazione del maestro è nel vedere un ragazzo che prima CRESCE e poi vince…allora il contesto è PROFONDO, POSITIVO, DEGNO DI ESSERE VISSUTO.
A proposito di “rapporti veri e profondi” e, vista la mia passione infinita per la figura del maestro, vi passo un bel pezzo di Edoardo Morini…
IL SORPASSO
“Preferisco essere superato che seguito.”
Purtroppo sono rari i Maestri che accettano di essere superati. Ancor più rari quelli che ti sollecitano al sorpasso e ne sono lieti.
La maggior parte di essi, quando hanno il fiato grosso, pretenderebbero che tutti si accampassero stabilmente nelle posizioni acquisite ed agitassero i ventagli delle ripetizioni.
L’educatore, come dice la stessa etimologia latina del termine, dovrebbe essere colui che “conduce fuori” dall’altro tutta la sua ricchezza, facendola sbocciare e fruttificare in pienezza. Esemplare è la dichiarazione del Battista nei confronti di Gesù: “Bisogna che lui cresca e che io diminuisca” (Giovanni 3,30).
E invece spesso il Maestro non intuisce la grandezza del discepolo perché egli è pieno di sé e vuole essere sempre e solo magister, vocabolo che deriva dall’avverbio magis, che significa “più”. Vuole, allora, prevalere, avere sempre il primato; pretende che l’alunno lo segua o al massimo stia al suo livello “agitando il ventaglio” dell’adulazione o della ripetizione.
E invece dovrebbe avere il coraggio – maestro, educatore, sacerdote, genitore, guida sociale – di spingere il giovane ad andare oltre nel cammino della conoscenza e della vita per sviluppare quei doni che ognuno ha a suo modo ed in misura diversa.
Luglio 7, 2008 alle 9:44 pm
Concordo con Velasco!!il nostro corpo viene messo in moto dalla nostra mente..la nostra psiche è quel che ci muove!!a volte capita di essere sfiniti ma perchè spinti da un iperativo che proviene dalla parte “immateriale”del nostro corpo,riusciamo a ricavare le forze che ci fanno superare anche il dolore fisico!Può succedere anche che un pensiero negativo influenzi il nostro corpo è ci tolga quindi le forze…Quando camminavo in Spagna ho pensato molto,ho provato gioie ma anche dolori perchè non è facile camminare per quasi 30 km ogni giorno con uno zaino di 10 kg sulle spalle cmq quello che volevo dire è che se cominciavo a pensare al dolore, alla pianta dei piedi,alle spalle,alle braccia che mi facevano male allora sì che la situazione peggiorava.La mia mente guidava le mie percezioni,,,,e potrei fare latri esempi di altri episodi ma intanto il concetto si è capito…!!Purtroppo o per fortuna non “siamo solo un ammasso di carbonio” e bisogna prendere anche in considerazione ciò che non è visibile ne palpabile..ciò cheanima il nostro “ammasso”
Luglio 7, 2008 alle 10:22 pm
la citazione dell’ammasso di carbonio mi ricorda qualcosa…. cmq a questo proposito vorrei citare il lippi che durante un faticoso allenamento mi disse “se penso ad altro mi passa meglio…”.Credo che sia così, la nostra mente è in geado di farci sopportare il dolore e la fatica. Se pensianmo a quello che dobbiamo ancora fare allora si che ci prende male. Quando studiavo e avevo davanti 40 pagine di soria da fare perche ero rimasto indietro se pensavo di doverne fare 40 mi perndeva malissimo… se invece pensavo che ogni piccolo paragrafo era un paragarafo in meno mi passava meglio. E non era il dolore fisico il problema ma solo la “pigrizia mentale” che a volte ci condiziona in modo negativo. Vi risparmio gli aneddoti sugli allenamenti..
Luglio 7, 2008 alle 10:34 pm
Anche a me “ammasso di carbonio” ricorda qualcosa, ma ora mi sfugge
Secondo me è molto difficile fregare la nostra mente in modo iINTENZIONALE: “no, ora basta, devo pensare a qualcos’altro” oppure “ora non ci penso più così mi addormento” oppure “Oh senti che bel frescolino [35°C]“…sono tutti VANI tentativi di far sparire PENSIERI con ALTRI PENSIERI.
Secondo me l’unico modo per scacciare i PENSIERIi è attraverso le EMOZIONI.
Luglio 7, 2008 alle 10:51 pm
Avere un pensiero suscita sempre un emozione. no?
A volte poi spostare l’attenzione su qualkos’altro ci permette di ottenere un vantaggio. E poi se ci pensi è quello che facciamo quando cerchiamo di fregare il nostro avversario. Cosa facciamo in realtà se non spostare la sua attenzione su qualcosa che invece non ha importanza? In quel caso spostiamo la sua attenzione, è vero e ne traiamo vantaggio noi che invece sappiamo cosa stiamo facendo.
Luglio 7, 2008 alle 10:51 pm
allora vanifica la mia frase citata dal moderatore!!si,è difficile ingannare la nostra mente..bisogna saper essere falsi e bugiardi cn se stessi..XD..skerzi a parte se durante un allenamento,riprendo qndi la mia frase,penso ad altro inevitabilmente si crea un’emozione in me..abbiam due modi diversi di dirlo,ma è uguale..caro macellaio sei + simile a me(purtroppo x te)d qnt tu creda..XD
Luglio 7, 2008 alle 10:55 pm
sono d’accordo con Giò. pensiero = emozione se mi dici che tu hai dei pensieri che non ti suscitano emozioni allora mi ricredo…
Luglio 8, 2008 alle 3:34 pm
Ho FALLITO nella mia spiegazione
I “pensieri” non sono “emozioni”: i pensieri nascono dalla nostra COSCIENZA, si costruiscono con la nostra mente. “Il pensiero è presente in ogni fenomeno cosciente: è l’attività che percepisce, elabora ricordi, coordina immagini, astrae, compara, giudica, ragiona”.
L’emozione invece è qualcosa di inconscio, irrazionale, non controllabile, che nasce svincolata dalla ragione: non si può DECIDERE di essere felici, di essere tristi, di essere stanchi, di provare dolore, di essere innamorati; lo si è, e basta.
Una cosa è “pensare”, un’altra “provare”.
Premesso questo, sono d’accordo con voi che richiamando alla mente passate emozioni, attraverso i ricordi (pensieri), posso tentare di scacciare quelle che sto provando; ma è molto più facile allontanare certe emozioni mettendosi nella condizione di provarne altre.
Esempio: voglio fare una corsa ma vorrei non sentire la fatica. E’ inutile che mentre corro mi sforzi di non sentirla. E’ utile invece correre in un contesto che mi generi altre emozioni: musica; avere qualcuno da sfidare (avversario, tempo, se stessi); bellezza del posto in cui corro o voglia di scoprire qualcosa di nuovo; ecc…
Luglio 8, 2008 alle 3:38 pm
ora mi è chiaro
Luglio 8, 2008 alle 9:59 pm
secondo me xò se mi faccio venire in mente un pensiero,tipo un qlk obiettivo etc..allora si crea un’emozione..tuttavia forse accade slo a me..forse nn sn umano..magari sn un tita…..skerzi a parte la mia parte razionale è magari slo molto romantica……………..già,skerzi a parte..secondo me c’è un nesso invece…
Luglio 8, 2008 alle 10:54 pm
tommy dici che l’emozione non è controllabile..è irrazionale!non sono d’accordo..un pensiero può essere così radicato e intenso da controllare e anche modificare un’emozione.Quando per esempio hai un dubbio e devi scegliere tra due strade inizi a fare delle ipotesi…rifletti.. sicuramente in base alle emozioni che hai provato le quali poi ti permettono di prendere la decisione (guidato però dalla tua parte razionale)..è questa a scegliere.Voglio dire che la nostra mente ha il potere di cambiare le nostre percezioni..soprattutto quando sei in una situazione incerta. iun’emozione puù inizialmente invaderti senza lasciarti possobilità di riflessione,non permettendo alla tua mente di analizzarla ma dopo se l’emozione persiste allora la razionalità subentra e decide..è lei la più forte a lungo andare.
Luglio 8, 2008 alle 11:05 pm
no invece secondo me non è la razionalità ad avere la meglio… non dico che l’emozione non possa essere sovrastata da qualcosa, ma ritengo che questa cosa non sia la razionalità…
secondo me un’emozione la si può “modificare” solo per mezzo di un qualcosa di più profondo che fa parte di noi stessi da sempre.. quelle cose che ci caratterizzano… tipo l’orgoglio, la vanità ecc… perchè comunque un’emozione parte da un punto e spesso finisce in un altro, mentre le caratteristiche che ho detto prima sono persistenti in noi, ne fanno parte e non ci si può “rinunciare” ne “metterle da parte” secondo me… (tipo quando si dice “metti da parte l’orgoglio e..” secondo me è una gran cavolata, perchè anche se questo ti portasse in qualche modo a far la cosa giusta, sarebbe un fare qualcosa contro la tua volontà, e perchè uno dovrebbe rinunciare a fare quello che vuole, una volta tanto che può?) qualcuno dirà “ma perchè la ragione non fa parte di noi?” si, ma è diverso, perchè già il fatto stesso che uno ragioni vuol dire che è combattuto, e quindi la razionalità diventa un qualcosa che si, fa parte di noi, ma cambia continuamente il suo modo di vedere le cose…
Luglio 8, 2008 alle 11:18 pm
secondo me Mabi le caratteristiche proprie di una persona possono mutare.. per mezzo delle situazioni che la vita ti pone davanti e delle conseguenti riflessioni su di esse.Uno può essere orgoglioso ma amgari a forza di sbatterci la testa con questo comportamento puoi capire per esempio che è sbagliato e cambiare.Uno per esempio fuma e il suo migliore amico anche lui fumato muore di cancro..non credo che quello riuscirebbe più a mettersi una sigaretta in bocca.é un esempio un po’ enfatizzato ma è per rendere l’idea.
però questo è un altro discorso….
Luglio 8, 2008 alle 11:31 pm
no ma cose tipo la dipendenza dal fumo non le infilerei tra le caratteristiche di una persona! quella non è una cosa ke hai da sempre.. è una cosa che parte un giorno,.. e a volte finisce…
poi.. OVVIO.. magari ci sta che mi sbaglio.. ma boh.. sinceramente non mi sono mai trovata davanti a qualcosa (opinione di qualcuno, avvenimento..) che mi abbia fatto cambiare idea..
il fatto ke le caratteristiche (quelle ke intendevo io) possano mutare per mezzo delle situazioni.. mah.. non so… io penso ke se una persona nel profondo è.. che ne so.. egoista… nessuna situazione lo potrà mai cambiare……
si magari a volte si pentirà.. ma troverà le sue giustificazioni.. darà semplicemente la colpa a qualcosa di + superficiale.. almeno.. cosi lo credo io.. un po’ per esperienza e un po’ perchè in fondo.. l’ho sempre pensato
Luglio 8, 2008 alle 11:40 pm
stiamo confondendo un po’ le care. siamo partiti da dire che la ragione può controllare le emozioni. Credo che sia in parte vero o per lo meno è una regola valida in molti casi. Anche se io credo che le emozioni più intense, cioè quelle che formano il carattere, possano essere modificate solo da emozioni altrettanto intense.
Luglio 8, 2008 alle 11:51 pm
l’emozione è quindi “fabbro” del carattere…
allora.. il carattere non può sovrastare l’emozione?
Luglio 8, 2008 alle 11:52 pm
le carte… non le care…
Luglio 9, 2008 alle 12:27 am
Faccio un esempio. Diciamo che un genitore sgrida un bambino che non è riuscito a fare una certa cosa, e gli dice che è un incapace. Credo che questo bimbo avrà un livello di autostima molto basso e probablemnte crescerà poco sicuro di se stesso. Cioè l’ “emozione” provacata dalla sgridata del genitore ha formato, in questo caso in negativo, il carattere di quel bambino. Poi Il bambino cresce e ad un certo punto comincia a accorgersi che è bravo a fare una certa cosa. Ad esempio sa aggiustare i motorini (sto inventando). Allora prima un amico gli porta il suo, poi un altro e poi un altro ancora. Tutti i suoi amici lo eleggono a genio della brugola. Il ragazzino si sentirà ancora un incapace? Sicuramente la graticicazione che i suoi amici gli stanno dando gli fa molto piacere. E lui si impegnerà sempre di più nel cercare di migliorare questa sua capacità. A questo punto a forza di sentirisi dire che è bravo a aggiustare i motorini comincia a dire a se stesso “alllora non sono proprio un incapace”.
Poi un giorno deve andare a fare un colloquio di lavoro. E’ teso. E’ un colloquio importante. E’ nervoso e se ne rende conto. Ci lavora da un sacco di tempo a questo colloquio. Ora a questo punto la domanda è: Sarà più forte la tensione e la paura dell’insuccesso oppure la consapevolezza e la fisucia nei propri mezzi? Nella nostra storia non saprei dire che cosa prevarrà. Magari potebbe dire a se stesso:”Coraggio che sei bravo l’hai dimostrato tante volte”. Oppure “non ce la farai sei un incapace”. La parte che prevarrà determinerà probabillmente il successo del colloquio. A far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra io credo che possa essere la ragione. Il fermarsi un attimo e dire: “mi sono preparato per questo colloquio lo posso fare bene perchè ho studiato per 3 mesi! di fila”. Quesot pensier ragionato ti può dare il coraggio per faffrontare il colloquio con un pizzico di serenità in più che tui può far esprimere al meglio.
Quindi le emozioni procurate da eventi esterni, dalla vita, ti formano ma poi ci devi mettere del tuo per poter riuscire nelle cose.
Luglio 9, 2008 alle 10:05 am
Buongiorno. Fortuna ha voluto che ieri sera non vedessi questa conversazione, altrimenti non avrei studiato
Sapete avevo da studiare come in corso di Autopsia si debbano interpretare le “Lesioni da Corpi contundenti, ARMI BIANCHE
e armi da fuoco…vi rendete conto di cosa mi tocca studiare!!!!!!!
Va be’, tornando a noi, volevo dire la mia sulla questione.
Per quanto riguarda il “controllo” delle emozioni, io mi riferivo alla loro INSORGENZA: come dicevo “non si può DECIDERE di essere felici, di essere tristi, di essere stanchi, di provare dolore, di essere innamorati”. Non posso “controllare” e impedire con la ragione la nascita di queste emozioni. Posso CONTROLLARE il loro MANIFESTARSI, posso evitare che esse si rendano evidenti agli altri, posso limitare il loro influsso sulle decisioni, ma non potrò mai distruggerle con la ragione. Di fronte al famoso “bivio”, se la scelta è immediata, generalmente prevale l’aspetto istintuale-emotivo, se la scelta può avere del tempo prevale la razionalità, ma sempre CONDIZIONATA dall’emotività.
Per quel poco che ho capito dell’animale, noi VIVIAMO DI EMOZIONI, la nostra mente si nutre di esse: agiamo nella RICERCA di emozioni POSITIVE, ricerchiamo l’altro per condividere sentimenti positivi, ricerchiamo nell’altro qualcosa che da soli non ci possiamo creare; l’emozione è interazione.
Per quanto riguarda invece la “natura” dell’uomo, è vero che ci sono delle tendenze innate di orgoglio ed EGOISMO. Non so se le definirei emozioni. In ogni caso, esiste tra gli animali la socialità solo perché si è limitata l’aggressività e l’egoismo. Da questo punto di vista, l’evoluzione ha premiato gli individui più sociali e meno egoisti
Solo frenando con la ragione certe nostre tendenze innate, non perseguendo sempre e solo il nostro piacere, si può cercare di cambiare qualcosa.
Le emozioni che nascono dalle nostre esperienze, come diceva bea, CI CAMBIANO: possono indurci a limitare l’egoismo, ma soprattutto formano il nostro carattere; quindi dirrei che le esperienze sono il “fabbro” del carattere, ma nella miscela di partenza le emozioni sono solo l’ingrediente principale, che si impasta con gli aspetti innati e i sapori razionali
Fare un esempio è inutile perché quello di Fede è perfetto.
Torno alle autopsie
Luglio 9, 2008 alle 12:07 pm
bella roba guardar le discussioni degli altri senza prenderci parte!!XD
Luglio 9, 2008 alle 4:16 pm
“Emozione è interazione” questa mi è piaciuta,vorrei aggiungere che non è sempre un’interazione tra esseri umani ma può anche sorgere tra uomo e oggetti ovvero i libri i quali possono suscitare delle forti emozioni.Ovviamente questi sono stati scritti da uomini e quindi è anche questo uno scambio tra esseri viventi,seppure indiretto.
EMOZIONE vuol dire”mettere in moto”,,è qualcosa di improvviso e inaspettato,ma, quel qualcosa che viene messo in moto poi verrà,secondo me, rielaborato e organizzato dalla nostra mente,dalla nostra parte razionale.
Luglio 9, 2008 alle 4:58 pm
Sono d’accordo…”interazione” con qualunque cosa: umana, animale, viva o inanimata, paesaggi, fiumi, torri pisane
Mi piace l’idea emotiva di “messa in moto”…te dici che però poi al volante ci sia la ragione? Forse è vero, ma sicuramente le ventate emotive possono destabilizzare alquanto il veicolo
Luglio 9, 2008 alle 6:46 pm
Secondo me sarebbe improprio parlare di emozione “innata”, di “carattere” naturale come se ogni essere umano fosse unico e diverso da tutti gli altri per natura sotto questo aspetto; per cm la penso, ogni emozione ke proviamo e il modo in cui la proviamo, sono sl il frutto di un’esperienza e del modo in cui si ha reagito ad essa. Ci sono rimasto una volta quando ho letto di un tizio ke si innamorava solo di donne con gli occhi + grandi del normale Xké (come diceva lui stesso) aveva avuto una cara zia ke era strabica…
A volte pensiamo ke certe cose, come i nostri gusti, le nostre inclinazioni, siano “così e basta”; ma se andassimo a scavare nella nostra memoria, sono convinto ke riusciremmo a collegare tutto ciò ke ci piace a esperienze positive e tutto ciò ke ci crea dispiacere o disgusto ad esperienze negative.
Tuttavia, non saprei se due esseri umani cresciuti nelle stesse identiche esperienze diventerebbero uguali tra loro in tutto; chissà, magari avrebbero un modo diverso di reagire e di rapportarsi alla realtà….
Bisognerebbe prendere due neonati e sottoporli ad una specie di esperimento, per capirlo…
Luglio 9, 2008 alle 7:21 pm
Anche secondo me è improprio parlare di “emozione innata”.
Purtroppo l’esperimento di sottoporre numerosi gemelli ad una “vita-esperimento” è già stato fatto. I gemelli venivano fatti vivere nella stessa famiglia con identiche esperienze; altri venivano fatti vivere in famiglie diverse con esperienze simili, altri ancora in famiglie diverse con esperienze diverse. Si valutava la tendenza dei singoli a comportarsi o scegliere nello stesso modo in varie situazioni. Tutti ritengono tali studi poco attendibili, soprattutto perché, a mio parere, non si considerano tutte le esperienze intrauterine, necessariamente diverse da individuo a individuo, anche tra gemelli. Comunque ciò che risultava era una componente innata del 30 % e una appresa del 70%, circa. Poi gli studi sono andati avanti su animali, principalmente in ambito di biologia dello sviluppo comportamentale, utilizzando larve di mosche; si stanno scoprendo sempre più geni (innati) che influiscono sugli aspetti socio-comportamentali.
A mio parere, comunque, sono d’accordo con te Gian: ritengo che la componente appresa sia veramente predominante, e cioè che le esperienze siano il fabbro di noi stessi.
Luglio 9, 2008 alle 9:57 pm
ke le esperienze ci formino.. non c’è dubbio..
però secondo me qualcosa di innato c’è.. o meglio.. maturato e ben stabile.. xkè magari quell’esperienza ke ci ha fatto diventare in quel modo è stata particolarmente forte.. io penso ke in una situazione del genere non ci sia ragione che tenga..
Luglio 9, 2008 alle 10:33 pm
Cavolo..qualcosa di innato c’è per forza..altrimenti saremmo tutti uguali,reagiremmo tutti nella stessa maniera di fronte a cose che si pongono uguali a tutti…..(secondo me)